Pastiglie, pannolini e rassegnazione: quello che troppe donne over 65 ricevono invece di una cura vera — perché l’unica domanda che conta non è quanti anni hai, ma quanto a lungo hai aspettato che qualcuno te lo chiedesse.
Ci sono donne che cambiano le lenzuola più volte alla settimana, che non escono di casa senza aver pianificato dove si trova ogni bagno del percorso, che hanno smesso di ridere di gusto o di starnutire liberamente perché sanno già cosa succederà dopo — e che non hanno mai ricevuto nessuna proposta di cura. Solo pubblicità di mutandine assorbenti belle, solo protezioni.
Solo il messaggio implicito, e a volte anche esplicito, che a una certa età è normale arrangiarsi così.
Uno studio pubblicato nel 2026 sulla rivista Medicina ha misurato questo fenomeno con dati precisi, e quello che emerge merita di essere letto con attenzione — non per indignazione, ma per capire che cosa si può cambiare, a partire da adesso.
Il “treatment gap”: un nome per qualcosa che hai forse vissuto
I ricercatori hanno studiato 480 donne sopra i 65 anni con incontinenza urinaria da sforzo o mista a prevalenza da sforzo — cioè perdite che avvengono durante la tosse, gli starnuti, il cammino, il sollevarsi in piedi — dividendole in tre fasce d’età: 65-74 anni, 75-84 anni, e 85 anni e oltre.
Hanno poi definito una condizione che hanno chiamato “treatment gap”: la coesistenza di sintomi fastidiosi e significativi, di una gestione basata solo su assorbenti o protezioni, e dell’assenza di qualsiasi trattamento attivo nell’ultimo anno. Non una scelta informata di non trattare, ma un vuoto di cura.
I numeri che parlano da soli
I dati sono eloquenti: nella fascia 65-74 anni, il 33,8% delle donne con perdite fastidiose non riceveva nessun trattamento attivo — circa 1 donna su 3. Nella fascia 75-84 anni, la percentuale saliva al 44,4%. Tra le donne di 85 anni e oltre, arrivava al 55% — una su due.
Parallelamente, la gestione con soli pannolini o protezioni cresceva dal 35% al 55% spostandosi verso le fasce più anziane, mentre la fisioterapia pelvica supervisionata scendeva dal 55% al 25%.
| Fascia d’età | Nessun trattamento attivo | Solo assorbenti | Fisioterapia supervisionata |
|---|---|---|---|
| 65–74 anni | 33,8% | 35% | 55% |
| 75–84 anni | 44,4% | 45% | 40% |
| 85+ anni | 55% | 55% | 25% |
La scoperta che cambia tutto: non è l’età il problema
Il dato che rende questo studio particolarmente importante non è la fotografia della situazione — già abbastanza significativa — ma quello che emerge dall’analisi statistica multivariata, cioè dall’esame di tutti i fattori insieme per capire quale di essi sia davvero responsabile del vuoto di cura.
Dopo l’aggiustamento statistico, l’età anagrafica non risultava un predittore indipendente del treatment gap. In altre parole, non è avere 80 anni invece di 68 anni a determinare se una donna viene trattata o no — quella differenza scompare quando si tengono in considerazione altri fattori.
Ciò che invece rimaneva statisticamente significativo erano due variabili: la gravità dei sintomi (ogni punto in più nel punteggio del questionario aumentava del 10% la probabilità di ricadere nel treatment gap) e il tipo di incontinenza (la forma mista a prevalenza da sforzo si associava a un rischio 1,5 volte maggiore rispetto alla sola incontinenza da sforzo pura).
Anche la fragilità fisica aumentava nelle fasce più anziane, ma non risultava un predittore indipendente del vuoto di cura nell’analisi aggiustata. Le linee guida europee raccomandano almeno tre mesi di fisioterapia pelvica supervisionata intensiva come primo approccio anche nelle donne anziane, e la letteratura scientifica mostra che i pazienti fragili possono trarre beneficio dal trattamento conservativo — eventualmente adattato in sessioni più brevi, con un supporto più ravvicinato o in modalità remota.
A 1 donna su 3 non è mai stato proposto nulla
Tra le 213 donne con treatment gap identificato nello studio, i ricercatori hanno cercato di capire il perché, e il dato più significativo è quello che occupa il primo posto: nel 34,3% dei casi, il trattamento non era mai stato proposto dalla persona che la seguiva clinicamente. Non c’era stata una valutazione, non c’era stata una discussione sulle opzioni, non c’era stata nemmeno una domanda sul livello di fastidio che le perdite causavano nella vita quotidiana.
Gli altri motivi — preoccupazioni mediche o legate alla fragilità nel 23,5% dei casi, rifiuto della paziente nel 18,8%, barriere di accesso o mancanza di supporto del caregiver nel 15,5%, fallimento di un trattamento precedente nell’8% — hanno tutti una logica comprensibile, e tutti possono essere affrontati con un approccio clinico attento. Ma il 34,3% dei casi in cui la cura non è mai stata messa sul tavolo come possibilità è un numero che parla da solo.
Quello che questo significa per te
Se hai più di 65 anni e convivi con perdite urinarie che condizionano la tua vita quotidiana — che tu abbia 67 anni o 87 anni — quello che questo studio ci dice è che la tua età non è un motivo valido per non essere valutata e trattata. Quello che conta, nella scelta del percorso terapeutico, è la gravità di quello che senti, il tipo di incontinenza che hai, i tuoi obiettivi e le tue risorse — non il numero sulla tua carta d’identità.
E se nessuno ti ha mai proposto nulla, non è perché non esista nulla da fare: è perché quella domanda non ti è stata ancora fatta.
Nella mia pratica clinica, la valutazione del pavimento pelvico è sempre il punto di partenza — perché senza sapere da dove partiamo, non possiamo sapere dove possiamo arrivare. Ogni percorso viene costruito sulla base della tua funzione reale, dei tuoi sintomi, del tuo stile di vita e di quello che vuoi recuperare: non un protocollo standard, ma un progetto su misura per te.
Se sei pronta a smettere di arrangiarti e a capire finalmente cosa si può fare, prenota una visita su fisiodesk.it: quello che trovi nel mio studio non è fisioterapia di serie, ed è esattamente quello di cui meriti di beneficiare — a qualsiasi età.
Silvia – La Dottoressa Solare
Fonte: Uğur S., Böcü T., “Treatment Gaps in Women Aged 65 Years and Older with Stress or Stress-Predominant Mixed Urinary Incontinence,” Medicina 2026, DOI: 10.3390/medicina62091778







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