Nella serata ho ricevuto tutti i feedback dalle varie persone interpellate, e con mia grande sorpresa e gioia mi è risuonato da tutti un solo nome: il Dottor Costantino Errani dell’ospedale Rizzoli di Bologna. Non potevo chiedere di più. Avere lo stesso feedback da tutti mi dava davvero molta sicurezza. Ho sempre consigliato ai miei pazienti di evitare i pellegrinaggi da mille medici per chiedere pareri e di affidarsi a una persona sola nella quale riporre la piena fiducia; così avrei fatto io.
La dottoressa Tiziana mi ha avvisata che aver parlato direttamente con il Dottor Costantino e che ci avrebbe visti subito il lunedì a Bologna. Perfetto, non potevamo chiedere di più. Ancora non mi capacito della fortuna di aver incontrato questa donna meravigliosa, che senza sapere chi fossimo, come fossimo fatti, senza sapere assolutamente nulla di noi, ci ha aiutati come una mamma. Ci ha accompagnati per mano in questo percorso, che al momento era colmo di preoccupazione e paura.
Ora che era tutto pianificato, dovevo solo dirlo a Gabry. Al rientro dal lavoro mi aveva chiesto di spiegargli meglio la situazione, ma avevo tagliato corto, dicendogli che dopo cena gli avrei raccontato tutto con calma e tranquillità. Una volta che i ragazzi sono andati a letto, l’ho chiamato e ci siamo messi seduti uno di fronte all’altro.
“Ok, la situazione di Pietro è seria. Il problema è in effetti il ginocchio, ma non il menisco, ha un problema all’osso. Te lo faccio vedere.” Gli mostrai la foto della lastra dal cellulare e subito sgranò gli occhi: “Ma cos’è questa roba?” “È un tumore. La risonanza di oggi serviva proprio per capire di che natura fosse, ed è benigno. Il primario ha visto tutto direttamente e mi ha detto che quasi sicuramente è un tumore benigno. Dovrà essere operato e l’osso sistemato, ma almeno non è una cosa maligna. L’alternativa era un osteosarcoma, che è un tumore davvero grave, quindi direi che va bene così.”
Per un attimo gli è crollato il mondo addosso. Aveva gli occhi pieni di lacrime, incapace di capire. Lo conosco troppo bene e da troppo tempo; era in crisi nera. Era successo ciò che più temeva: una cosa che non poteva controllare, una cosa che metteva in pericolo ciò che di più prezioso ha, uno dei suoi figli. Il figlio con cui ha sempre giocato, che lo ha sempre sfidato in ogni cosa, quello che ha la mente matematica come la sua, quello sportivo, quello che già vedeva giocare a basket su un parquet importante. Proprio lui.
La terra sotto i suoi piedi era crollata, ma io ero lì con lui e dovevamo essere lì insieme per Pietro. Dovevamo raccogliere le forze, ringraziare il Signore che non fosse una cosa maligna e aiutarlo ad affrontare al meglio un possibile intervento e il recupero.
Non avevo ancora idea di come sarebbe stato l’intervento, non lo sapevo, non era il mio campo specifico. Avevo studiato articoli scientifici sulle opzioni, ma tutto dipendeva dalla valutazione chirurgica. Su questo non avevo grandi risposte purtroppo, ma avevo già organizzato tutto e lunedì avremmo fatto la visita con il miglior ortopedico per queste problematiche. Dopo lunedì avremmo avuto le idee un po’ più chiare.
Gabry era sconsolato, non sapeva cosa pensare, non sapeva cosa immaginarsi, non sapeva cosa sarebbe accaduto. Non avevo tutte le risposte, ma sicuramente avrei fatto del mio meglio per spiegargli tutto ciò che potevo. Gli ho detto che mi avrebbe potuto chiedere ogni cosa, avrei cercato di rispondere o comunque di informarmi. So che la malattia lo terrorizza, ma in questo caso il vantaggio di essere una fisioterapista era davvero grande. Potevo capire chiaramente indicazioni e conseguenze degli eventi, avevo una marcia in più.







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