Ho un eroe in casa. La sfida di essere la sua mamma.

Appena possibile, ho inviato una foto della lastra di Pietro a Stefano, specificando che il problema non sembrava essere il menisco, ma quella formazione ingombrante visibile nell’immagine. Stefano ha reagito velocemente, e poco dopo mi ha fornito il contatto di Tiziana, una sua paziente e medico radiologo. Mi ha raccomandato di contattarla subito, sottolineando l’importanza della cosa con una miscela di gentilezza e apprensione.

Il giorno successivo, dopo aver accompagnato Tecla a scuola, ho raccolto tutto il mio coraggio e ho chiamato la dottoressa Tiziana. Mi sono trovata al telefono con una professionista, una donna e una mamma eccezionale, che, nonostante non mi conoscesse, si è dimostrata incredibilmente disponibile. Con calma, pazienza e delicatezzaa, mi ha spiegato che dalle sole radiografie era difficile determinare la natura esatta del rigonfiamento osseo; poteva trattarsi di una cisti, o di un tumore, benigno o maligno. Mi ha assicurato che la risonanza avrebbe fornito più dettagli, ma che comunque sarebbe stata necessaria la chirurgia e mi ha rassicurato sul fatto di aiutarmi a trovare il chirurgo migliore per gestire il caso di Pietro. Mi ha anche promesso che avrebbe parlato con il primario di radiologia del mio ospedale per assicurarsi che le immagini della risonanza di Pietro fossero esaminate immediatamente.

Questa conversazione mi ha lasciato una sensazione ambivalente: sollevata per il supporto ricevuto, ma anche pesantemente preoccupata dalla conferma che poteva trattarsi di un tumore. La realtà della situazione era ora tangibile e inquietante.

L’attesa delle analisi era carica di tensione. A casa, cercavo di mascherare la mia ansia per non aggravare il clima già triste, dovuto all’inattività forzata di Pietro. I miei momenti liberi li trascorrevo cercando informazioni sugli osteosarcomi, il tipo di tumore osseo che ricorreva più frequentemente nelle mie ricerche. Nonostante le immagini radiografiche di Pietro non sembrassero corrispondere a quelle tipiche di osteosarcomi che trovavo online, non potevo fare a meno di preoccuparmi; non ero un’esperta in questo campo.

Nonostante tutto, al lavoro mantenevo il mio solito sorriso e impegno. Ogni paziente meritava la mia completa attenzione e cura, indipendentemente dalle mie difficoltà personali. Curiosamente, il lavoro si trasformava in una sorta di rifugio, un’occasione per distogliere la mente dalle preoccupazioni e concentrarmi su qualcosa che sapevo fare bene: aiutare gli altri.

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About Me

Sono Silvia, Fisioterapista e Life Coach, ciò che mi piace di più fare nella vita è incontrare le persone e accompagnarle nel percorso del benessere con il sorriso e con il meraviglioso supporto della natura.

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