Mentre la scuola di Pietro procedeva tra le discussioni sugli esami di terza media e la scelta della futura scuola superiore, le nostre preoccupazioni erano dominate dall’incertezza sulla sua condizione fisica. Tuttavia, la vita non si fermava e dovevamo bilanciare le preoccupazioni mediche con le esigenze scolastiche.
Che avventura la vita del genitore, montagne russe con sobbalzi repentini.
Il giorno dell’appuntamento con Stefano era finalmente arrivato, e Pietro, mai avendolo incontrato, era pieno di domande. “Ma chi è questo? E perché dobbiamo andare da lui, non basti tu, mamma?” chiedeva. “Dai, Pietro,” ho risposto, cercando di rassicurarlo, “Stefano è uno dei fisioterapisti più bravi che io conosca, è esperto di sportivi, sicuramente lui ci darà una mano per capire cosa ha quella gamba”
Appena entrati nello studio, Stefano ci ha accolti con il suo solito calore e una battuta pronta, mettendo subito a suo agio Pietro. Pit è entrato subito in sintonia con lui, ma non avevo dubbi, entrati nel suo studio, Stefano ha messo la sua faccia seria e professionale e lo ha valutato in ogni piccolo dettaglio, gli ha fatto tutti i test del caso e le domande necessarie.Dopo una valutazione approfondita, Stefano ha concluso che il problema sembrava essere il menisco, consigliando comunque la radiografia per conferma e suggerendo una visita con un ortopedico di sua fiducia.
Devo dire che entrambi per la prima volta siamo usciti da li sollevati, rincuorati e con un po’ di fiducia in più. Le cose stavano iniziando ad essere più chiare, non ci restava che andare a fare le lastre, ero d’accordo con Stefano che lo avrei chiamato dopo l’esame per aggiornarlo e dopo aver chiamato l’ortopedico per fissare la visita.
Quando ci siamo recati in ospedale per le radiografie, non abbiamo dovuto attendere molto, lo hanno chiamato subito, io ero in “borghese”, quindi nessuno dei tecnici e dei medici sapeva che fossi una collega, lo hanno fatto entrare nella stanzina di preparazione insieme a me, lo hanno fatto preparare e io sono rimasta li da sola ad aspettare. Dopo un breve momento, un tecnico è uscito chiedendomi se Pietro avesse mai fatto radiografie al ginocchio. “No, mai, perché?” ho risposto, avvertendo subito un nodo allo stomaco. “Vediamo,” è stato tutto ciò che ha detto prima di scomparire dietro la porta.
La conversazione tra il tecnico e il medico radiologo non prometteva nulla di buono. Quando la dottoressa mi ha raggiunto, non ha potuto darmi dettagli concreti, ma ha suggerito una risonanza magnetica per un’analisi più approfondita e ha menzionato la possibilità di una ciste aneurismatica.
Ma sono nel mio ospedale, quindi mi si accende subito la lampadina, dico a Pit di aspettarmi li e di recuperare il dischetto nel caso arrivino i medici prima di me, io prendo di corsa le scale, vado nel mio ambulatorio e accendo il pc, senza pensarci due volte apro il programma delle radiografie e carico le immagini appena eseguite. Ho un crollo, il cuore batte all’impazzata, la testa quasi mi scoppia, il femore è deformato, tanto, a livello del ginocchio ha il condilo mediale (la parte interna del ginocchio) completamente rigonfiata, ma è enorme; lo capisco subito che non è una cosa buona e non è una cosa bella, comprendo subito che sarà necessario intervenire per sistemare il tutto, sicuramente si parlerà di chirurgia, ma la verità è che non ho la minima idea di cosa realmente sia quella roba così grande.
In preda all’ansia, ho scattato una foto allo schermo e l’ho inviata a mio fratello Paolo, cercando un suo parere immediato. Paolo, sempre calmo e razionale, non ha nascosto la sua preoccupazione ma ha sottolineato l’importanza di procedere con la risonanza per avere un quadro più chiaro.
Respirando profondamente, ho dovuto raccogliere ogni frammento di forza per mantenere la calma e non allarmare ulteriormente Pietro. “Fino a quando non sappiamo di più, non ha senso preoccuparsi eccessivamente,” mi sono detta, cercando di stabilizzare le emozioni per poter supportare mio figlio nel modo più sereno possibile. Tornando da lui, ho cercato di trasmettere tranquillità, pronta a affrontare insieme le prossime sfide.







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