Ho un eroe in casa. La sfida di essere la sua mamma.

Nel weekend ricordo di avere avuto anche un’altra idea, stavo vagliando nella mia testa tutte le opzioni possibili: ortopediche, neurologiche e nella peggiore delle sfighe, oncologiche.

“Ma aspetta un attimo, io conosco uno dei fisioterapisti, se non forse, il migliore fisioterapista in ambito neurologico, quasi sento Roberto, chi meglio di lui può dirmi al volo se il problema è di quel tipo?”.

Roberto è il mio coordinatore di laurea, un fisioterapista davvero eccezionale, l’ho apprezzato tantissimo, devo essere sincera, una volta uscita dall’università, durante i tre anni di studi non lo vedevo tanto come un guru, o meglio, l’ho sempre visto come uno tosto e super preparato, uno con gli attributi, ma non lo amavo, spesso non capivo tutte le cose che ci faceva fare, non capivo perché insistesse tanto sul ragionamento a scapito della pratica schematica, dei protocolli di lavoro, del lavoro schematico.

Solo una volta iniziato a lavorare ho capito che ci aveva trasmesso un metodo di lavoro, quella che si chiama “forma mentis” (Tecla sarebbe orgogliosa di questa citazione, ndr), ci aveva insegnato a ragionare, ci aveva dato tutti gli strumenti per affrontare qualsiasi problema davanti al quale ci saremmo trovati, avremmo saputo come trovare le informazioni giuste e come risolvere il rebus. Era  stato un insegnamento davvero prezioso, e io lo avevo capito dopo.

Prendo il telefono, filmo al volo la camminata di Pietro e gli invio un messaggio chiedendogli un parere, chiedendogli se per lui quel cammino potesse essere ricondotto ad una problematica di tipo neurologico oppure ortopedico. La risposta non si fece attendere molto, subito mi scrisse che a suo parere non aveva nulla di neurologico, ma assolutamente più di ortopedico, che poteva, in effetti essere l’anca, ma anche la schiena, come aveva detto l’ortopedico, mi ha anche consigliato un ortopedico al quale rivolgermi esperto in questa tipologia di problemi dei ragazzi.

Fantastico, una delle grosse paure diciamo che si era affievolita molto, mi fido ciecamente del suo parere, ha un occhio che difficilmente si sbaglia e quindi mi sentivo con buona ragionevolezza di “scartare” la malattia neurologica. Nella mia testa mi dicevo che in fin dei conti qualsiasi problematica ortopedica si risolve, si riesce a sistemare praticamente tutto o comunque a vivere benissimo. I tanti anni di ospedale, di traumi gravi, di malformazioni congenite mi hanno insegnato che in ortopedia si sistema più o meno tutto, ci sono strategia e toppe per tantissime problematiche, quindi tutto sommato dai, potevo essere assolutamente fiduciosa.

Ricordo perfettamente che lunedì pomeriggio, prima delle varie visite che ci aspettavano, avevo avuto in studio una paziente a cui sono tanto affezionata: la signora Lella. Lella è una adorabile vecchietta che veniva sempre con la figlia, Maria Rosa, sono due donne eccezionali, ammiro molto entrambe, Lella perché alla sua età, più di 80anni ha ancora il sorriso, a volte si lamenta, ma Maria Grazia la tiene sempre sulla corda. Mi racconta della sua vita, della sua infanzia e del suo lavoro, adora le figlie e i nipoti, vive con loro e anche loro la adorano. Maria Rosa è una donna davvero incredibile, ha avuto una vita movimentata, si è reinventata diverse volte, di fronte a tutte le sfide non si è mai tirata in dietro, ha una forza d’animo pazzesca, con lei ho sempre potuto parlare di tutto, ci siamo divertite e abbiamo parlato di cose più impegnative, della vita, delle avventure, delle possibilità, del coraggio, è sempre stato un grande piacere stare con loro, mi sentivo un po’ con una sorella maggiore e una nonna quando stavo con loro. Quel pomeriggio Maria Rosa mi aveva chiesto come stesse Pit, ricordo di averle raccontato con fiducia lo scambio di messaggi con Roberto e di averle detto: “a questo punto, una delle cose peggiori la scarterei (la problematica neurologica), approfondiamo quella ortopedica, altrimenti l’unica altra, rimane quella oncologica”, ricordo benissimo queste parole che ho detto. 

Lei con un sorriso mi ha detto: “Bene dai, mi sembra un’altra buona cosa, vediamo come vanno gli esami e poi si va avanti”, ero assolutamente d’accordo con lei, razionalmente tutto filava, non faceva una piega. L’indomani avremmo avuto altre informazioni.

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About Me

Sono Silvia, Fisioterapista e Life Coach, ciò che mi piace di più fare nella vita è incontrare le persone e accompagnarle nel percorso del benessere con il sorriso e con il meraviglioso supporto della natura.

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