Oggi voglio continuare a parlare dell’argomento cicatrici, in particolare di cosa succede quando una cicatrice, situata in un’area attraversata dai tendini, diventa aderente e impedisce il movimento delle articolazioni.
Hai mai sentito parlare dell’intervento di tenolisi?
Per me, che ho lavorato per tanti anni in chirurgia della mano, è un tema molto familiare. Per questo motivo, desidero fornirti alcune informazioni in più.
La mano e il polso sono strutture anatomiche particolari perché in uno spazio ridotto e con poco spessore passano tendini, nervi e muscoli. Prova a pensare al palmo o al dorso della mano: subito sotto la pelle trovi tutte queste strutture. Ora immagina una cicatrice chirurgica in questa zona. Ripensando al processo di guarigione dei tessuti, come abbiamo visto in un articolo precedente e in un approfondimento video che trovi sui miei canali social, immaginiamo che la guarigione non proceda in modo ottimale e gli strati suturati non riescano a scorrere indipendentemente l’uno dall’altro. Cosa può accadere? Da un punto di vista pratico, l’articolazione non riesce a muoversi correttamente perché la tensione tra la cicatrice e i tessuti sottostanti ne impedisce lo scorrimento.
Solitamente, la storia clinica del paziente e una valutazione clinica con test specifici sono sufficienti per comprendere se l’ostacolo al movimento deriva da questo tipo di problema. A seguito di questa valutazione specifica, può rendersi necessaria una soluzione chirurgica.
Cosa significa, in pratica? Teoricamente, l’intervento è logico: si rimuovono le aderenze. Il chirurgo utilizza spesso la cicatrice chirurgica preesistente, se presente, per evitare di crearne una nuova. Con estrema pazienza e un lavoro minuzioso di precisione, pulisce ogni tendine liberandolo dal tessuto cicatriziale che lo tiene imprigionato, uno per uno, fino a quando, in sala operatoria, il movimento dell’articolazione non sia completo. Può essere necessario verificare anche la libertà di movimento dell’articolazione e, se necessario, procedere al suo sblocco contestuale, in questo caso parleremo di teno-artrolisi.
Con l’intervento, ogni tessuto può scorrere in maniera indipendente e liberamente rispetto agli altri, permettendo al chirurgo di procedere alla sutura per strati. Da qui inizia il percorso riabilitativo che, soprattutto dopo questo tipo di interventi, ha un ruolo chiave. Perché? Perché, come si è formata un’aderenza la prima volta, può formarsi nuovamente. Ed è compito del terapista, in stretta collaborazione con il paziente, evitare che ciò accada. Cosa significa, in pratica? Un programma di esercizi molto intenso, talvolta con l’ausilio di tutori dinamici e altri strumenti specifici.
Nel percorso riabilitativo, l’impegno del paziente, che è il principale artefice della sua guarigione, la perfetta sintonia con il terapista e il chirurgo, un ottimo mindset e il lavoro di squadra, sono fondamentali.
Il recupero prevede esercizi attivi fin da subito, anche con la ferita ancora fresca, un eccellente controllo dell’edema e del dolore. L’esercizio immediato mira a promuovere lo scorrimento dei tendini durante la fase di formazione della cicatrice, per far sì che questa si sviluppi permettendo lo scorrimento dei tessuti.
Una delle domande più frequenti è: “Perché è successo a me? È normale?” Chiaramente, non è l’ideale e non è la norma, ma non è neanche raro. Può dipendere da un periodo di immobilizzazione dopo il primo intervento, che ha impedito lo scorrimento tendineo immediato, da una cicatrice che si è formata in modo eccessivo, da un’area anatomica a rischio di aderenze a causa della presenza di numerose strutture, dalle condizioni di guarigione, o semplicemente da una dose di sfortuna.
In conclusione, non c’è motivo di allarmarsi. Con il giusto chirurgo, e ti garantisco che ce ne sono di davvero eccezionali, un’efficace fisioterapia e una forte determinazione, si possono ottenere ottimi risultati e risolvere l’aderenza.
È essenziale affidarsi sempre a chirurghi e terapisti esperti nel settore. Siamo qui per questo: per ottimizzare la tua guarigione e farti tornare in pista al meglio e nel minor tempo possibile.
Per qualsiasi curiosità, gestione del percorso riabilitativo o punti non chiari, non esitare a contattarmi, sarò felice di esserti d’aiuto.
La dottoressa solare.







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