Nei giorni successivi, Pietro continuava ad allenarsi, assicurandomi che stava migliorando. Tuttavia, notavo ancora un leggero zoppicare. Non completamente convinta, decisi di coinvolgere Paolo, il “genio di fiducia” della famiglia. Mio fratello, un farmacista con un focus particolare sugli atleti, era la persona giusta per offrire un consiglio.
“Come lo vedi Pit? Non mi sembra cammini bene,” gli chiedo. “Infatti, sembra soffrire. Però la gamba non sembra in così brutte condizioni,” osserva Paolo. “Che ne dici di provare con un antinfiammatorio per cinque giorni? È robusto, non gli farà male. Vediamo come reagisce.” “Va bene, proviamo.”
Così, presento a Pietro le “pastiglie miracolose” dello zio con un misto di speranza e scherzo. La sua reazione è mista, ma accetta di provarle. In aggiunta, propongo una visita osteopatica, per essere sicuri che non ci siano altri squilibri. Pietro, però, ritiene sufficienti i miei trattamenti.
Le pillole sembrano fare effetto. Il dolore si attenua e il cammino migliora, sebbene non sia ancora perfetto. Proprio in questo frangente, arriva il giorno del mio quarantesimo compleanno. Avevo sognato una festa sorpresa, qualcosa di memorabile. Invece, l’atmosfera in casa è tesa, preoccupata per Pietro e la sua condizione. Gabriele, particolarmente disturbato dalla situazione, non è dell’umore giusto per festeggiamenti.
L’unica “sorpresa” è una cena nel nostro ristorante abituale, un luogo che amo ma che, in quel contesto, sembra solo sottolineare la mancanza di festa. Questa celebrazione sottotono mi lascia un po’ malinconica, ma mi riprometto che ci saranno altre occasioni.
La tensione in casa non accenna a diminuire, segnando un periodo in cui la preoccupazione per Pietro si mescola alle sfide quotidiane.







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