Torniamo ai primi allenamenti di fine agosto. È il momento della preparazione atletica vera e propria: recuperare il fiato, rinforzare le gambe, abituarsi nuovamente alla fatica. Pietro ha affrontato l’estate con impegno, seguendo alla lettera il programma di allenamento atletico. Ha corso, nuotato e, sebbene abbia ceduto qualche volta alle tentazioni culinarie, è rimasto relativamente disciplinato. Per lui, il cibo è un piacere vitale, un barometro del suo benessere: un Pietro che non mangia è sicuramente un Pietro che non sta bene.
Carico per la nuova stagione, Pietro è pronto per sfidare se stesso e il campionato, libero finalmente dalle restrizioni del Covid. È un anno di veri inizi, di giochi da grandi, di dimostrazioni di valore.
“Dai mamma, siamo in ritardo!” Pietro brucia di impazienza, ansioso di essere sempre il primo in tutto: a tavola, a scuola, negli allenamenti, nei videogiochi. L’agonismo è nel suo DNA.
“Arrivo, arrivo!” rispondo, cercando di tenere il passo con il suo entusiasmo.
Dopo l’allenamento, lo scenario cambia: “Mamma, mi sono fatto male,” dice con una calma insolita. “Dai, non sarà niente di grave,” cerco di minimizzare, so che lui è sempre un po’ esagerato mentre io vedo sempre tutto semplice.
La diagnosi è rapida: una contrattura muscolare. Nonostante il dolore, Pietro è determinato a non fermarsi. “Posso andare all’allenamento?” chiede, speranzoso.
“Sì, ma con moderazione. Niente scatti o allunghi con quella gamba,” consiglio, cercando di bilanciare la sua passione con la prudenza.
Dopo qualche seduta di fisioterapia, la contrattura migliora, ma il fastidio persiste. Nonostante ciò, Pietro non demorde, partecipando agli allenamenti con cautela.
Al ritorno, la sua resilienza paga: “Come è andato, sei riuscito a fare qualcosa?” “Sì, mamma, non è stato male,” risponde, soddisfatto.
E io, mezza scherzando, mezza seria, aggiungo: “Vedi? Che fortuna avere la fisioterapista a casa?”







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