Oggi desidero trattare un argomento semplice, ma di grande rilevanza per molte persone, un argomento che mi sta particolarmente a cuore poiché fa parte del mio bagaglio di esperienza accumulata nella prima decade della mia carriera come fisioterapista. Parliamo delle fratture del radio distale, comunemente note come fratture del polso.
Le fratture del polso sono tra le lesioni ortopediche più comuni nella popolazione adulta. Spesso sono il risultato di cadute a bassa energia tra gli anziani e di traumi ad alta energia nei soggetti più giovani. Il nostro obiettivo principale nel trattamento di queste fratture è ripristinare l’anatomia e mantenere la funzione ottimale del polso.
Le fratture del radio distale generalmente richiedono da 4 a 6 settimane per guarire e da 6 a 12 mesi per ripristinare completamente il movimento, la forza e la funzionalità. La tempistica di recupero può variare a seconda della gravità dell’infortunio e dei fattori individuali del paziente, come le sue esigenze fisiche, funzionali e lavorative. Gli obiettivi del trattamento sono massimizzare la funzione (ad esempio, la forza di presa e l’ampiezza di movimento) e minimizzare le possibili complicazioni (come rigidità, sindrome da dolore regionale complesso, rottura del tendine o tendinite).
Spesso i pazienti pongono domande come: “Riuscirò a tornare come prima?” o “Ho fatto bene a farmi operare?” o ancora “Quante sedute di fisioterapia dovrò fare?” Alcuni potrebbero addirittura sentirsi confusi se l’ortopedico non ha menzionato la necessità della fisioterapia, nonostante la loro difficoltà nel muovere la mano. Cercherò di rispondere a queste domande nel corso di questo articolo.
Iniziamo con la domanda fondamentale: chirurgia sì o no? Negli ultimi anni, le procedure chirurgiche per riparare le fratture del radio distale sono diventate sempre più comuni e precise. Nei centri ospedalieri con ortopedici specialisti della mano e del polso, la chirurgia è spesso la scelta principale. Tuttavia, in molti ospedali, vengono ancora utilizzate tecniche di riduzione chiusa (attraverso manovre di trazione del polso) seguite da un periodo di immobilizzazione con il gesso per circa 40 giorni. Quali sono le differenze tra queste due opzioni? Fondamentalmente, nel lungo periodo (cioè a 1 anno di distanza dall’infortunio), le differenze sono trascurabili poiché il recupero è praticamente lo stesso. La vera differenza si manifesta nel breve termine. Con la chirurgia, la riabilitazione può iniziare alcuni giorni dopo l’intervento, mentre con il gesso è necessario attendere il tempo di guarigione dell’osso e la successiva rimozione del gesso, che avviene circa dopo 40 giorni. Ciò significa che chi opta per l’intervento, con una normale guarigione, può riprendere le normali attività molto più precocemente.
Tuttavia, va notato che questo discorso riguarda principalmente le fratture ben ridotte e senza complicazioni. In caso di complicazioni, la situazione può cambiare e dipendere dalla situazione individuale del paziente.
La prossima domanda comune è: “Ho bisogno di fare fisioterapia?” Questo è un argomento che mi sta particolarmente a cuore, poiché ho trascorso gran parte della mia carriera professionale in un reparto di chirurgia e riabilitazione della mano di alto livello. In quel contesto, ogni paziente operato veniva indirizzato alla fisioterapia, indipendentemente dalla dimensione dell’intervento, e posso dire che in 10 anni non ho mai incontrato un paziente insoddisfatto di questa scelta.
Pertanto, è frustrante per me scoprire che in altri contesti, gli ortopedici operano i pazienti senza dare indicazioni specifiche sulla fisioterapia e addirittura ritengono inutile un percorso riabilitativo. Affermano che dal punto di vista medico, il paziente deve solo riprendere a utilizzare la mano e guarirà con il tempo. Questa prospettiva mi delude sempre molto. Il nostro lavoro come fisioterapisti va molto oltre il semplice movimento passivo della mano del paziente; è vero che il paziente può farlo da solo, ma il nostro contributo è molto più ampio. Monitoriamo il gonfiore, gestiamo le medicazioni e le ferite, valutiamo l’immobilizzazione, forniamo indicazioni al paziente su cosa fare e cosa evitare nel periodo post-operatorio, lo rassicuriamo e lo motiviamo quando è necessario. Siamo i primi a individuare e affrontare eventuali problemi e siamo l’anello di congiunzione tra il paziente e il chirurgo quando qualcosa non va secondo i piani. Chi altri dovrebbe farlo?
Altrettanto essenziale è la costanza del paziente nell’eseguire gli esercizi quotidianamente, più volte al giorno e in autonomia. Anche se si effettuassero sedute di fisioterapia quotidiane, non sarebbero sufficienti da sole, poiché l’auto-esercizio frequente è fondamentale per il recupero.
L’ultima domanda che affrontiamo è: “Ritornerò come prima?” Questa è un’area in cui spesso sorgono divergenze tra fisioterapisti e ortopedici. Molte volte, i pazienti ricevono subito un messaggio negativo dall’ortopedico, che dice loro che non potranno tornare alla loro situazione precedente e che devono rassegnarsi. Personalmente, questa affermazione mi infiamma di rabbia! È vero che il frammento osseo è stato rotto e riparato, quindi non potrà mai essere esattamente come l’originale. Ma è davvero necessario muovere il polso fino all’estensione massima per svolgere le normali attività quotidiane? Assolutamente no! La differenza rispetto alla situazione precedente sarà praticamente impercettibile. Quindi, perché scoraggiare una persona all’inizio del suo percorso di recupero? Cosa otteniamo? Una persona demoralizzata e priva di motivazione. Invece, abbiamo bisogno di pazienti fiduciosi nella propria guarigione e determinati a dare il massimo.
Naturalmente, in caso di complicazioni o situazioni particolari, la situazione può essere diversa e richiedere un maggior numero di sedute di fisioterapia.
Spero che questo articolo abbia contribuito a chiarire alcuni concetti chiave riguardo alla gestione delle fratture del radio distale e all’importanza della fisioterapia nel processo di recupero. Di seguito, trovi l’estratto dell’articolo scientifico a cui ho fatto riferimento in precedenza. Per qualsiasi domanda sono sempre a tua disposizione, scrivimi pure.
La dottoressa solare.
“La riabilitazione delle fratture del Radio distale (DRF) è un argomento importante per ottimizzare il recupero e la funzionalità del polso dopo questa lesione comune. Ecco alcuni punti chiave e raccomandazioni basate sulle evidenze presentate:
- Inizio della terapia: L’inizio della terapia dopo una DRF può variare, ma alcune evidenze suggeriscono che un programma di riabilitazione accelerato avviato già a 2 settimane postoperatorie può migliorare i risultati funzionali a breve termine. Tuttavia, non sembra influenzare gli esiti a lungo termine. Il momento preciso per iniziare la terapia dovrebbe essere valutato in base alla stabilità della frattura e alle esigenze del paziente.
- Programmi domiciliari vs. supervisionati: Non ci sono prove definitive a favore di programmi di terapia supervisionata rispetto a programmi di esercizi domiciliari. La maggior parte dei pazienti può trarre beneficio da una singola sessione di istruzione e un programma di esercizi domiciliari. Tuttavia, alcuni pazienti ad alto rischio o con complicazioni possono beneficiare della terapia supervisionata.
- Modalità di intervento: Esistono diverse modalità di intervento nella riabilitazione delle DRF, ma non ci sono prove chiare a sostegno dell’efficacia di molte di queste modalità. La mobilizzazione articolare, il calore, l’elettroterapia e altre tecniche possono essere utilizzate, ma l’eterogeneità nell’applicazione di queste modalità suggerisce la necessità di ulteriori ricerche.
- Complicazioni e pazienti ad alto rischio: I pazienti con complicazioni come la sindrome da dolore regionale complesso (CRPS) o con fattori di rischio psicosociali possono beneficiare della terapia supervisionata e di interventi psicologici. L’identificazione precoce di questi pazienti è importante per ottimizzare gli esiti.
In sintesi, la terapia della mano dopo le DRF è una parte importante del processo di recupero, ma le evidenze attuali non supportano in modo definitivo un approccio specifico. La decisione sulla terapia dovrebbe essere basata sulla valutazione del paziente, con attenzione ai pazienti ad alto rischio e alle complicazioni. Ulteriori ricerche sono necessarie per chiarire il ruolo ottimale della riabilitazione nelle DRF.”
Is Therapy Needed After Distal Radius Fracture Treatment, What Is the Evidence? Paul Kooner, Ruby Grewal. Hand Clin; 2021 May;37(2):309-314.







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