“Superare l’Infiammazione con l’Esercizio: Strategie Efficaci per la Gestione del Dolore e il Recupero.”

“Ho i tendini infiammati, cosa mi consigli? Devo fermarmi un po’ per far passare l’infiammazione?”

Questo è l’inizio del nostro articolo di oggi, e sì, ormai sei abituato: amo iniziare con domande reali che mi vengono poste frequentemente in studio. Mi piace parlare di argomenti pratici che emergono direttamente dalla mia esperienza professionale.

Quindi, vediamo insieme, basandoci sulle più recenti ricerche, se in caso di infiammazione è meglio fermarsi o seguire un programma di esercizio mirato.

Per darti un’idea di quanto rapidamente stiano cambiando le raccomandazioni in questo campo, ti racconto che 20 anni fa, quando iniziai a lavorare, per gli stati infiammatori dell’apparato muscolo-scheletrico si consigliava ghiaccio, riposo e stretching.

Ora, grazie agli incessanti studi nel settore, abbiamo molte più informazioni e aggiungiamo continuamente nuovi tasselli al puzzle. Personalmente, forse a causa della mia natura frenetica e iperattiva, non ho mai amato l’idea del riposo come unico rimedio. Quindi, l’attuale concezione del movimento come elemento curativo mi risuona molto più vicina.

Ma veniamo al dunque: è meglio rimanere fermi o no? Globalmente, la risposta è NO. L’esercizio ha un potente effetto antinfiammatorio e viene raccomandato per diversi tipi di problemi, dalle condizioni infiammatorie autoimmuni e degenerative, fino alle infiammazioni croniche. Ciò significa che proprio in fase infiammatoria, l’esercizio può essere considerato una forma di medicina.

Nel proseguo dell’articolo, esaminerò due studi scientifici significativi: uno riguardante l’infiammazione e l’esercizio in relazione alle patologie reumatiche e muscolo-scheletriche, e un altro che esplora le tendiniti della spalla, tema che abbiamo già trattato in precedenza. Resta con me, e preparati a scoprire come l’attività fisica possa essere il tuo alleato nella gestione dell’infiammazione.

“Esercizio e infiammazione”

Le malattie reumatiche e muscoloscheletriche (RMD) costituiscono un vasto insieme di oltre 200 malattie non trasmissibili che colpiscono articolazioni, muscoli e altri tessuti, causando sintomi comuni come dolore, danno articolare, disabilità funzionale e stanchezza. Un tratto distintivo di molte RMD è l’infiammazione cronica, una risposta biologica normale che, in queste condizioni, si disgregola, portando a conseguenze negative per la salute e a costi sanitari elevati.

Risposta infiammatoria e RMD: L’infiammazione nelle RMD è innescata dal sistema immunitario innato, che rileva infezioni o danni tissutali. Nei disturbi autoimmuni, però, i meccanismi normali si disgregolano, causando risposte infiammatorie croniche. L’infiammazione può essere acuta o cronica, con quest’ultima caratterizzata da danni tissutali e cambiamenti nel tipo di cellule immunitarie presenti. Citochine pro-infiammatorie come TNFα e IL-6 giocano un ruolo chiave, agendo spesso in sinergia per mediare i percorsi infiammatori e influenzare sia la patogenesi del danno articolare sia le manifestazioni sistemiche delle RMD.

Esercizio e infiammazione: Valutare l’infiammazione è complesso a causa delle numerose cellule e vie coinvolte. L’esercizio sembra indurre un fenotipo anti-infiammatorio, sia acutamente che a lungo termine, influenzando i livelli di vari mediatori infiammatori. Questi effetti vengono studiati sia nella popolazione generale che nelle malattie non trasmissibili, con un interesse crescente per comprendere il loro impatto nelle RMD.

Esercizio acuto e infiammazione: La contrazione muscolare durante l’esercizio è un innesco per la sovraespressione di IL-6, che stimola la glicogenolisi e la lipolisi senza indurre infiammazione. Questo avviene perché l’IL-6 nelle RMD è indotta da vie diverse da quelle attivate durante l’esercizio. Inoltre, l’esercizio sembra promuovere un ambiente anti-infiammatorio, influenzando i livelli di varie citochine e macrofagi.

Esercizio a lungo termine e infiammazione: Gli effetti a lungo termine dell’esercizio sulla riduzione dell’infiammazione sono principalmente mediati dalle riduzioni del tessuto adiposo, che è un organo endocrino e paracrino responsabile dell’aumento dei mediatori infiammatori in stati come l’obesità. L’esercizio può ridurre significativamente le dimensioni delle cellule adipose e influenzare l’espressione dei mediatori infiammatori.

Esercizio e valutazioni sierologiche routinarie dell’infiammazione: Valutazioni comuni come la proteina C reattiva (CRP) e la velocità di eritrosedimentazione (ESR) mostrano che l’esercizio può ridurre i livelli di CRP in varie popolazioni, sebbene gli effetti sugli individui con RMD siano meno chiari a causa della variabilità metodologica e della natura del disturbo. Le implicazioni degli effetti dell’esercizio sul fibrinogeno e sull’ESR sono complesse e richiedono ulteriori studi.

Esercizio, infiammazione e perdita di massa muscolare: Nelle malattie infiammatorie, la perdita di massa muscolare è spesso collegata all’ipermetabolismo guidato dalle citochine e all’aumentata proteolisi muscolare. L’esercizio di resistenza ad alta intensità può aumentare la massa muscolare in condizioni come l’artrite reumatoide (RA), ma il ruolo esatto dei mediatori infiammatori rimane da investigare. Nelle RMD non infiammatorie, il ruolo dell’infiammazione nella perdita di massa muscolare varia e richiede ulteriori indagini.

Dosaggio dell’esercizio e induzione di risposte anti-infiammatorie: Determinare il dosaggio ottimale di esercizio per migliorare i risultati sulla salute, inclusa la riduzione dell’infiammazione, è un’area di ricerca importante. Le raccomandazioni dell’American College of Sports Medicine (ACSM) forniscono linee guida, ma la variazione individuale e la natura delle RMD complicano la determinazione di un dosaggio universale. È fondamentale considerare la condizione fisica di base e aumentare progressivamente l’intensità dell’esercizio per ottimizzare i risultati e ridurre l’infiammazione.

Riassunto: L’esercizio ha effetti anti-infiammatori noti nella popolazione generale e nelle persone con malattie non trasmissibili. Tuttavia, gli studi sulle RMD sono limitati e più ricerche sono necessarie per comprendere appieno l’interazione tra esercizio, infiammazione e RMD, specialmente nel contesto di disturbi infiammatori ad alto grado e dei loro trattamenti.

“Tendinopatia degli arti superiori ed esercizio”


L’utilizzo quotidiano degli arti superiori per attività e movimenti funzionali comporta un rischio crescente di infortuni ai tendini, in particolare la tendinopatia della cuffia dei rotatori (RCRSP) e la tendinopatia del gomito laterale (LET), comuni sia nella popolazione generale che lavorativa. L’esercizio terapeutico, come procedura di riabilitazione, sta guadagnando popolarità, evidenziando come i tendini si adattino agli stimoli meccanici e come il carico progressivo giochi un ruolo cruciale. Nonostante le tendinopatie di diverse localizzazioni mostrino cambiamenti patologici simili, l’adattamento individuale e i criteri di progressione degli esercizi variano, rendendo una sfida l’interpretazione dei benefici assoluti dell’esercizio progressivo.

Discussione:
Questa revisione si è concentrata sui criteri di progressione del carico e sull’effetto terapeutico dell’esercizio progressivo isolato nella gestione delle tendinopatie degli arti superiori. Quasi tutti i gruppi hanno mostrato miglioramenti, ma i criteri di progressione seguiti e la loro efficacia differivano tra gli studi.

Criteri di progressione:
La sensazione dolorosa è stata comunemente considerata nella progressione degli esercizi, con linee guida volte a ridurre il dolore e il disagio durante l’esercizio. Alcuni studi hanno utilizzato il dolore come unico riferimento per progredire o meno, mentre altri hanno suggerito esercizi vicini alla soglia del dolore libero, consentendo un leggero dolore o riducendolo a zero prima di passare al passaggio successivo. La fatica e la percezione soggettiva sono stati altri criteri utilizzati per modulare la progressione degli esercizi.

Preoccupazione per il dolore:
Le linee guida generali miravano a ridurre il dolore e il disagio. Mentre alcuni studi hanno suggerito che esercizi dolorosi potrebbero fornire risultati migliori a breve termine rispetto a quelli non dolorosi, altri hanno adottato approcci vicini alla soglia del dolore libero o hanno permesso un leggero dolore. Questo approccio aiuta a stabilire barriere soggettive del dolore oltre le quali l’intensità dovrebbe essere considerata con cautela.

Disinteresse per il dolore:
Solo due studi hanno progredito gli esercizi senza considerare il dolore, suggerendo un aumento graduale del carico nel tempo. Questo metodo sistematico potrebbe mancare di individualizzazione dell’esercizio, poiché la capacità individuale può variare da un soggetto all’altro.

Dolore e funzione:
Nelle tendinopatie della cuffia dei rotatori, l’esercizio eccentrico è stato ampiamente utilizzato, con risultati contrastanti. Alcuni studi hanno mostrato una leggera tendenza verso maggiori dimensioni dell’effetto quando si aggiungevano contrazioni eccentriche agli esercizi. Per la tendinopatia del gomito laterale, l’attivazione eccentrica è tipicamente caratterizzata dall’uso di contrazione eccentrica-concentrica-isometrica, suggerendo che questa strategia potrebbe essere clinicamente utile.4.2.3. Omogeneità degli studi:
C’è stata una differenza nell’omogeneità quando si confrontavano le valutazioni di dolore e funzione. La meta-analisi ha indicato una differenza a favore di considerare l’esercizio eccentrico come parte del programma, con una dimensione dell’effetto media moderata per il dolore.

Punti di forza e limitazioni:
Questa revisione rappresenta un primo tentativo di affrontare il ruolo dell’esercizio progressivo isolato nelle tendinopatie degli arti superiori, proponendo un nuovo approccio ai vari criteri dai quali gli esercizi possono progredire basandosi sulla segnalazione del dolore del paziente. Tuttavia, ci sono alcune limitazioni, come l’inclusione di criteri restrittivi e la mancanza di dettagli specifici nelle contrazioni muscolari durante l’esercizio.

Conclusioni:
L’analisi degli studi inclusi ha rivelato una predominanza della categoria di monitoraggio del dolore come principale riferimento da cui gli esercizi possono progredire in difficoltà, sebbene siano state trovate altre variabili modulanti il dolore come la fatica o la capacità auto-percepita. L’esercizio progressivo, specialmente con componenti eccentrici e aerobici, sembra essere un approccio efficace nel ridurre il dolore e migliorare la funzione nei pazienti con tendinopatie degli arti superiori, ma la superiorità di un certo criterio di progressione rispetto ad altri rimane poco chiara. Questa revisione ha trovato prove di bassa qualità che l’esercizio progressivo con componenti eccentrici ha aggiunto un effetto significativo e moderato su dolore e funzione a breve termine.

Dai due articoli esaminati quindi, possiamo trarre alcune conclusioni importanti sull’utilità dell’esercizio in stati infiammatori e sulla risposta alla domanda iniziale: “Ho i tendini infiammati, cosa dici, sto fermo un po’ per far passare l’infiammazione?”

  1. Esercizio come Trattamento per le Condizioni Infiammatorie: Entrambi gli articoli supportano l’idea che l’esercizio fisico possa avere effetti benefici e terapeutici in condizioni di infiammazione cronica, come quelle osservate nelle malattie reumatiche e muscoloscheletriche, nonché nelle tendinopatie. L’esercizio sembra indurre un fenotipo anti-infiammatorio, influenzando positivamente i livelli di vari mediatori infiammatori.
  2. Adattamento e Progressione dell’Esercizio: L’adattamento ai carichi progressivi e l’individualizzazione degli esercizi sono cruciali. Nonostante le condizioni infiammatorie mostrino tratti comuni, l’adattamento individuale e la progressione degli esercizi dovrebbero essere personalizzati per massimizzare i benefici e minimizzare il rischio di aggravare l’infiammazione o il dolore, quindi rivolgiti sempre ad un professionista per essere seguito nel modo corretto.
  3. Gestione del Dolore e dell’Infiammazione: La gestione del dolore è un aspetto fondamentale nella progressione degli esercizi. Mentre alcuni studi suggeriscono che esercizi leggermente dolorosi possano essere benefici, è essenziale procedere con cautela e personalizzare l’approccio in base alla soglia del dolore del paziente, alla risposta al carico e al tipo di infiammazione.
  4. Esercizio Eccentrico e Terapia: Per specifiche condizioni come la tendinopatia della cuffia dei rotatori e la tendinopatia del gomito laterale, l’esercizio eccentrico è stato particolarmente esplorato, mostrando risultati promettenti. Tuttavia, l’efficacia può variare e dovrebbe essere integrata in un programma di esercizi ben bilanciato. Di nuovo: rivolgiti ad un professionista.
  5. Importanza della Ricerca Continua: Nonostante i risultati promettenti, c’è ancora molto da apprendere. Gli studi mostrano una varietà di approcci e risultati, indicando la necessità di ulteriori ricerche per comprendere appieno come ottimizzare i regimi di esercizio per condizioni infiammatorie specifiche.

Rispondiamo quindi alla fatidica domanda: è meglio stare fermi o no?


Invece di evitare completamente l’attività fisica, un programma di esercizio ben progettato e monitorato può essere benefico per chi soffre di infiammazioni, come le tendinopatie. È essenziale consultare professionisti sanitari per sviluppare un piano di esercizi personalizzato che tenga conto dell’intensità, del tipo di esercizio, e della progressione, tenendo sempre in considerazione la risposta individuale al dolore e all’infiammazione.

In sintesi, l’immobilità totale non è generalmente raccomandata, ma piuttosto un approccio attivo e ben regolato all’esercizio.

e allora vale proprio la pena di dire: “chi si ferma è perduto!”

La dottoressa solare.

Exercise and inflammation G. S. Metsios, R. H. Moe, G. D. Kitas; Best Practice & Research Clinical Rheumatology 34 (2020) 101504

 

The role of progressive, therapeutic exercise in the management of upper limb tendinopathies: A systematic review and meta-analysis

M. Ortega-Castillo, A. Cuesta-Vargas, A. Luque-Teba, M. Trinidad-Fernández; Musculoskelet Sci Pract. 2022 Dec:62:102645.

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Sono Silvia, Fisioterapista e Life Coach, ciò che mi piace di più fare nella vita è incontrare le persone e accompagnarle nel percorso del benessere con il sorriso e con il meraviglioso supporto della natura.

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