Dolore improvviso alla spalla e impossibilità nel muoverla. Che faccio?

Mi sono svegliato con un dolore fortissimo alla spalla, tanto forte da non riuscire nemmeno a muoverla cosa sarà? 

Anche questa è una condizione davvero molto comune, da un giorno all’altro si presenta questo dolore fortissimo apparentemente non collegabile a sforzi o altre condizioni traumatiche, ma che in ogni caso impedisce lo svolgimento di qualsiasi movimento della spalla. Questa situazione solitamente si può ricondurre a due condizioni: la spalla congelata e la tendinopatia calcifica.

Iniziamo a comprendere la differenza tra le due situazioni.

La tendinopatia calcifica della spalla e la spalla congelata sono due condizioni distintive che coinvolgono l’articolazione della spalla, ma presentano caratteristiche e sintomi differenti.

Tendinopatia Calcifica della Spalla:

La tendinopatia calcifica è caratterizzata dalla formazione di depositi di calcio nei tendini della cuffia dei rotatori della spalla. Questi depositi possono provocare infiammazione, dolore e limitare il movimento dell’articolazione. La condizione può verificarsi gradualmente e spesso colpisce persone di mezza età. I sintomi includono dolore durante il movimento dell’articolazione, specialmente quando si solleva il braccio, e possono verificarsi fasi di dolore acuto quando i depositi calcifici si formano o vengono riassorbiti.

Spalla Congelata (Capsulite Adesiva):

La spalla congelata è caratterizzata da una limitazione progressiva e dolorosa del movimento dell’articolazione della spalla. Si verifica quando la membrana sinoviale che riveste l’articolazione diventa infiammata e si restringe, causando un ispessimento e una perdita di elasticità. La causa esatta della spalla congelata non è sempre chiara

In sintesi, mentre la tendinopatia calcifica è caratterizzata dalla formazione di depositi di calcio nei tendini, causando dolore e infiammazione, la spalla congelata è una condizione in cui la capsula articolare si restringe e limita gradualmente il movimento dell’articolazione, causando dolore e rigidità. Entrambe richiedono un trattamento mirato alle cause sottostanti e ai sintomi specifici.

Come fare la diagnosi differenziale? Sicuramente con una buona valutazione clinica e con una ecografia che sarà senza dubbio in grado di evidenziare calcificazioni presenti e anche indicarne le misure.

Mentre la capsule adesiva è una condizione meno diffusa, la tendinopatia calcifica è decisamente comune, in questo caso come si affronta?

Sicuramente in primis con un trattamento conservativo e solo in un secondo momento al fallimento di questo si può pensare al trattamento chirurgico.

Tra trattamenti conservativi si parla spesso di:

  • Iniezioni:
    • Corticosteroidi: Le iniezioni di corticosteroidi direttamente nell’area colpita possono ridurre l’infiammazione e il dolore.
    • Anestetici Locali: Iniezioni di anestetici locali possono essere utilizzate per alleviare temporaneamente il dolore.
  • Aspirazione e Iniezione di Lidocaina:
    • Barbotage: Questa procedura coinvolge l’aspirazione del liquido calcifico seguita dall’iniezione di una soluzione di lidocaina. Può essere eseguita sotto guida ecografica per maggiore precisione.
  • Onde D’urto Extracorporee (ESWT):
    • Litotripsia: Le onde d’urto ad alta intensità vengono dirette verso il deposito calcifico per frammentarlo, facilitandone l’assorbimento da parte del corpo.
  • Infiltrazioni di Acido Ialuronico:
    • L’acido ialuronico può essere iniettato per migliorare la lubrificazione dell’articolazione e ridurre l’attrito.

Per capire un po’ meglio, ti lascio un estratto di un articolo scientifico recentissimo che tratta proprio di questo argomento.

Il testo discute della tendinite calcifica cronica della cuffia dei rotatori, confrontando l’efficacia dei trattamenti chirurgici e non operatori attraverso una revisione sistematica e meta-analisi di studi controllati randomizzati di livello II (RCT).

La tendinite calcifica cronica è spesso auto-limitante, gestita inizialmente in modo conservativo con farmaci, iniezioni e fisioterapia. Se i sintomi persistono, si considerano terapie come la terapia ad onde d’urto extracorporea (ESWT) o l’aspirazione ecoguidata (UGN). L’intervento chirurgico diventa un’opzione per i casi refrattari.

La revisione ha rilevato che sia i trattamenti non chirurgici (ESWT e UGN) che quelli chirurgici hanno dimostrato miglioramenti clinicamente significativi nel dolore e nella funzione all’ultimo follow-up (mediana: 12 mesi). Gli interventi chirurgici hanno mostrato un miglioramento maggiore nei risultati funzionali della spalla, un sollievo dal dolore comparabile e una risoluzione efficace dei depositi calcifici. Tuttavia, la mancanza di studi direttamente confrontabili ha impedito una valutazione statistica di queste differenze.

I risultati radiografici erano comparabili tra UGN e interventi chirurgici, con entrambi che mostravano principalmente una risoluzione completa dei depositi calcifici. L’UGN ha mostrato riduzioni maggiori del dolore, un miglioramento maggiore della funzione della spalla e una percentuale più elevata di pazienti che raggiungono la risoluzione completa rispetto alle onde d’urto.

Il testo sottolinea la necessità di regimi standardizzati sia per gli approcci non operatori che per quelli operatori. Gli interventi chirurgici, sebbene associati a bassi tassi di complicanze, possono comportare costi sanitari più elevati. Nonostante le limitazioni e l’eterogeneità nei protocolli degli studi, la revisione suggerisce che il trattamento chirurgico può essere una scelta affidabile per i casi cronici refrattari di tendinite calcifica, specialmente quando i metodi conservativi falliscono.

In conclusione, sia i trattamenti non operatori che quelli operatori offrono miglioramenti clinicamente significativi, e la scelta tra di essi dovrebbe essere adattata ai singoli casi. Altresì risultano fondamentali ulteriori analisi di costo-efficacia e RCT di alta qualità che confrontano direttamente questi interventi sono essenziali per stabilire linee guida basate su prove.

Detto questo, la mia opinione qual è? Ti ricordo con gentilezza che quella che riporto è la mia idea, e quindi da considerarsi in quanto tale, non vuole essere una indicazione assoluta, ti scrivo quello che farei io.

Io ovviamente inizierei con la fisioterapia e con le terapie naturali a supporto, nel caso di insuccesso, senza dubbio proverei con le onde d’urto, per un semplice motivo, evitare le complicazioni possibili, considerato che l’effetto delle onde d’urto non differisce poi così tanto, io sinceramente procederei con quelle, tenendomi eventualmente di scorta come altra arma il barbotage. Questo è ciò che ovviamente dico anche ai miei pazienti quando ne parliamo insieme.

Per qualsiasi dubbio o domanda non esitare a scrivermi, ne possiamo parlare insieme.

Sotto ti lascio la reference dell’articolo originale a cui ho fatto riferimento.

La dottoressa solare.

Chronic calcific tendonitis of the rotator cuff: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials comparing operative and nonoperative interventions

Hunter S. Angileri, BAa,*, Chetan Gohal, MD, FRCSCb,

Marianne Comeau-Gauthier, MD, MSc, FRCSCc, Madeline M. Owen, BSa, Ajaykumar Shanmugaraj, BHScd, Michael A. Terry, MDa,b,

Vehniah K. Tjong, MD, FRCSCa,b, Moin Khan, MD, FRCSCc. J Shoulder Elbow Surgery. 2023; 32: 1746-1760

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About Me

Sono Silvia, Fisioterapista e Life Coach, ciò che mi piace di più fare nella vita è incontrare le persone e accompagnarle nel percorso del benessere con il sorriso e con il meraviglioso supporto della natura.

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