Mi sento sopraffatto e non riesco a fare tutto.

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Questa settimana ho ascoltato una richiesta di aiuto sincera da uno dei miei pazienti, un giovane ragazzo all’inizio della sua carriera, si era rivolto a me per un problema alla caviglia causato da un trauma, e sebbene i progressi fisici siano notevoli, un’ombra di dolore persisteva.

Questa sensazione era amplificata da una condizione chiamata algodistrofia, che aveva notevolmente limitato la sua qualità di vita, inclusi i suoi impegni lavorativi, mettendo persino in pericolo il suo amato lavoro.

Il lato interessante di questa storia è che il suo dolore fisico stava migliorando, ma il disagio persisteva, era preoccupato di una possibile ricaduta e della paura di non sentirsi mai più veramente bene.

Questo sentimento sembrava acuirsi quando la pressione lavorativa aumentava, insieme a un senso di essere sopraffatto e incapace di svolgere tutto, specialmente al livello di “perfezione” che desiderava.

Quello che mi ha colpito particolarmente è stato il suo insistere sul “non bene come vorrei”.

Ho iniziato a riflettere su questa ricerca della perfezione e la richiesta eccessiva che poneva su se stesso, quando gli ho chiesto se qualcuno avesse mai sollevato delle preoccupazioni o problemi nel suo lavoro, la sua risposta fu negativa, nessuno si era mai lamentato del suo operato, e tutto andava bene.

A questo punto, invece di consolarlo con il classico “nessuno è perfetto”, ho cercato di andare un po’ più a fondo nella sua condizione, gli ho chiesto cosa si aspettasse se il suo lavoro fosse stato esattamente come voleva, e la sua risposta mi ha sorpreso, mi ha detto che ciò che avrebbe ottenuto era esattamente ciò che stava già ottenendo ogni volta che consegnava un lavoro.

Ho voluto lavorare su un altro aspetto, gli ho chiesto di immaginare un appunto da parte di un superiore sul suo lavoro, magari una correzione o una precisazione, poi gli ho chiesto se pensava che quell’appunto fosse legato al suo lavoro o a lui come persona.

Questa riflessione è stata una chiave importante, spesso interpretiamo come un attacco personale un feedback che riguarda il nostro lavoro, dimenticando che si tratta solo di una valutazione professionale e non personale. Questo cambio di prospettiva ha contribuito a migliorare la sua sensazione di sopraffazione, poiché ha ritrovato la fiducia in se stesso e nelle sue capacità.

Quando ho concluso la seduta di fisioterapia, ho realizzato che il mio lavoro va ben oltre il corpo fisico, aiuto le persone a comprendere se stesse, a superare le sfide e a vivere una vita migliore.

Ecco un grande passo verso il benessere, è stato un piacere aiutare il mio paziente a superare il suo senso di sopraffazione.

Hai mai sperimentato una sensazione simile? Riflettere su come percepiamo il feedback può fare una grande differenza nella nostra vita professionale e personale.

Se vuoi fare due chiacchiere con me e capire come puoi affrontare meglio la vita, contattami, sarò felice di confrontarmi con te.

La dottoressa solare.

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About Me

Sono Silvia, Fisioterapista e Life Coach, ciò che mi piace di più fare nella vita è incontrare le persone e accompagnarle nel percorso del benessere con il sorriso e con il meraviglioso supporto della natura.

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