Il linfedema è un problema purtroppo ancora molto diffuso, ci sono tantissime persone che ne soffrono e poche che se ne occupano.
L’ultimo congresso a cui ho partecipato mi ha lasciato dei buoni spunti che vi voglio riportare.
Innanzitutto il linfedema deve essere considerato una sindrome e non un sintomo, la più recente definizione parla di: “condizione patologica, generalmente progressiva, con continui cambiamenti nella struttura e nella composizione del tessuto connettivale superficiale”; gli elementi chiave di questa definizione stanno nel “PROGRESSIVA”, che vuol dire, fondamentalmente, incurabile e “CAMBIAMENTI NELLA STRUTTURA”, che significa che il tessuto si modifica in maniera consistente.
La comparsa dell’edema può verificarsi anche tanti anni dopo interventi che abbiano comportato l’asportazione dei linfonodi, il sistema linfatico può andare in tilt anni dopo.
L’alimentazione è fondamentale per la miglior gestione del linfedema, soprattutto quando sono assenti le catene linfonodali profonde dell’addome; risulta essenziale non sovraccaricare l’intestino con carichi di linfa importanti per non “ingolfare” il sistema.
La cura della pelle e del benessere generale è anch’essa essenziale, un buono stato della cute ci permette di ridurre al minimo il rischio infettivo a partenza dalla pelle.
Un altro spunto molto interessante riguarda le ulcere, siano esse di origine venosa o per problemi linfatici, quando ulcera e edema coesistono, la sola terapia antibiotica può non essere sufficiente, quando il tessuto è fibroso e congestionato non c’è la possibilità di circolazione dell’antibiotico, ovvero l’antibiotico non può arrivare nelle zone necessarie per scarsa circolazione, risulta quindi assolutamente essenziale aggiungere il linfodrenaggio e a volte il bendaggio per l’azione e l’efficacia dell’antibiotico.
Un ultimo piccolo suggerimento: calze elastiche e plantari, sono 2 strumenti che fanno la differenza, a patto che siano davvero perfetti e ben consigliati.
Silvia







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