Quest’oggi mi trovo a raccontarvi di una situazione un po’ spiacevole, ma purtroppo assai frequente, le difficoltà create da un gesso non perfetto.
In questo periodo sto seguendo una signora per la riabilitazione a seguito della frattura del radio e dello stiloide ulnare, trattata in pronto soccorso con un gesso.
La prescrizione prevedeva correttamente un Rx di controllo a 7 gg e, confermata la stabilità della frattura, il mantenimento del gesso per i canonici 40 gg. Il problema è stato che, come spesso normalmente accade, la mano e l’avambraccio si sono gonfiati molto; come la maggior parte delle persone, la signora ha stretto denti e sopportato fino a circa 35gg, quando il gonfiore e il conseguente dolore non le davano tregua e si è recata nuovamente al pronto soccorso per sottoporre ai medici la situazione, a seguito della “gentile” risposta: <<Signora, vuole fare la furba e togliere il gesso una settimana prima?>>, la signora è rientrata a casa con la condanna alla sopportazione per un’ulteriore settimana.
Una volta tolto finalmente il gesso, il risultato è stato un avambraccio e una mano ancora molto gonfi e duri, con l’impossibilità nel muovere sia le dita che il polso, <<adesso vada a casa e faccia un po’ di ginnastica con calma>>; un po’ preoccupata per la situazione la signora decide di chiamarmi per farsi aiutare un pochino con la riabilitazione.
Secondo voi di tutto questo qual è la cosa più preoccupante di tutte?
Sicuramente il fatto che le dita, che non hanno subito nessun trauma, non siano in grado di muoversi! ASSURDO!
A questo punto mi è sorta la domanda spontanea su come fosse stato confezionato il gesso, la risposta è stata ciò che mi aspettavo: il gesso arrivava fino alla prima falange delle dita mantenute ben dritte e ben strette, stessa situazione per il pollice.
Questo è quanto di più preoccupante si possa sentire, le “regole” dell’immobilizzazione prevedono che vengano incluse nei gessi solo ed esclusivamente le strutture coinvolte nel danno e quelle appena limitrofe, dove sia necessario, di certo non le dita per una frattura del polso. L’altra regola essenziale riguarda i punti e le linee di riferimento per delimitare il gesso; l’ultima, ma non meno importante regola, recita che un gesso troppo stretto non va mantenuto, è importante aprirlo e ridurre il gonfiore prima di riposizionare l’immobilizzazione per evitare che l’edema si organizzi e diventi “duro come il marmo”.
Ovviamente non credo sia necessario dire che tutte queste procedure debbano essere svolte da personale qualificato.
Tutto questa storia per dirvi cosa? Quando siete costretti a portare un gesso, non costringetevi a sopportare un gonfiore che non si riduce o un dolore eccessivo, chiedete fino a quando qualcuno vi darà retta, iniziate a prendere contatti con un fisioterapista quando ancora avete il gesso, sarà in grado di verificare l’immobilizzazione e darvi qualche utile esercizio/indicazione per ridurre il gonfiore e il dolore ad esso collegato, NON ASPETTATE.
Silvia







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