Grazie mille alla Dott.ssa Viviana Marras che mi ha “passato” questo interessante contributo sull’acqua pubblicato su http://www.alimentiescurezza.it
Tutto da leggere per capire come leggere le etichette dell’acqua e cosa è meglio sia presente e cosa no!
Secondo Luciano Oscar Atzori, esperto in sicurezza degli alimenti, con le acque minerali meglio fare attenzione ai nitrati piuttosto che al sodio
Gli italiani sono grandi consumatori di acque minerali naturali. Ma sanno esattamente compiere la scelta giusta dal punto di vista della salute? Sul tema abbiamo sentito Luciano Oscar Atzori, biologo, esperto del settore idrico-ambientale e di sicurezza alimentare, conosciuto anche per le partecipazioni a diversi programmi televisivi sulle principali reti nazionali. In materia svolge da anni consulenze tecnico-scientifiche e giuridico-legali, nonché corsi di formazione per enti pubblici e aziende private. Autore di diverse pubblicazioni, con un pool di biologi ha anche creato un sito, a scopo divulgativo, indirizzato ai consumatori consapevoli.
Che cos’è un’acqua minerale naturale?
«Non è l’acqua destinata al consumo umano, cioè l’acqua potabile imbottigliata, come ancora qualcuno crede. È un’acqua con una sua specifica normativa e caratteristiche di composizione. Per esempio, deve essere imbottigliata nel luogo stesso dove viene captata, deve essere pura alla fonte, quindi non deve subire alcun trattamento migliorativo e/o di affinamento. In realtà, ci sono delle eccezioni».
Quali?
«Si può aggiungere anidride carbonica (CO2); oppure questa, se naturalmente presente, può essere eliminata o ridotta. Oppure è consentito il trattamento con aria arricchita di ozono (O3). Quest’ultimo è fatto in pochissime acque minerali naturali: serve ad abbattere alcuni parametri chimici, come l’eccesso di ferro o di manganese che possono dare sapori sgradevoli all’acqua. Ma anche per ridurre o abbattere l’eventuale arsenico originariamente presente. Dirò di più: quando l’acqua minerale naturale è trattata con aria arricchita di ozono, nove volte su dieci si è tentato di abbattere proprio l’arsenico».
Perché la presenza di arsenico non viene indicata in etichetta?
«Perché è un parametro non obbligatorio (idem per i nitrati) e la normativa Ue non lo impone. Non rientrando tra le informazioni obbligatorie da riportare in etichetta, i produttori scelgono di inserire questo parametro tra le informazioni da dare ai consumatori».
È una scelta giusta?
«No. Nel momento in cui l’acqua minerale naturale viene commercializzata, è vero che deve rispettare i limiti di legge per l’arsenico, ovvero essere al di sotto di dieci microgrammi per litro (limite massimo ammissibile inteso come arsenico totale: inorganico e organico). Però c’è quella che si avvicina a quel limite e un’altra che magari è abbondantemente al di sotto. Dunque il consumatore non viene messo nella condizione di una libera scelta in base alla conoscenza del valore di questo parametro».
Che rischi ci potrebbero essere?
«Intanto va detto che l’arsenico è classificato dallo Iarc (l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, dipendente dall’Oms – ndr) nel gruppo IA, ovvero sicuramente cancerogeno. È assodato che è causa o concausa di tumore ai reni, alla cute, ai polmoni e alla vescica urinaria. Se anche si rispettano quei valori (0,010 mg/l), il problema sta nel fatto che l’arsenico non si trova solo nelle acque, ma anche in alcuni alimenti, a seguito della pressante contaminazione ambientale, lo possiamo anche respirare. Dunque, si può verificare un effetto sommatorio. Di conseguenza sarebbe opportuno introdurlo il meno possibile nel nostro corpo».
Quali rischi ci sono, invece, per i nitrati?
«Sono composti chimici, probabilmente cancerogeni secondo lo Iarc, che ormai si ritrovano solitamente nelle acque, potabili o minerali. Le fonti sono varie, prevalentemente derivano dalla degradazione della sostanza organica (residui vegetali, di batteri e di animali). Ma in realtà nelle acque li troviamo soprattutto per l’abuso o errato uso agronomico dovuto all’utilizzo di azoto nitrico che, a differenza di quello ammoniacale, è immediatamente utilizzabile dalle colture, ma non viene trattenuto dal potere assorbente del terreno. Basta, quindi, un’abbondante pioggia o eccessiva irrigazione per determinare il passaggio, per percolazione, dei nitrati nelle sottostanti acque sotterranee».
Anche per i nitrati c’è il rischio effetto sommatorio?
«Certo, ancora di più rispetto all’arsenico. Infatti, i nitrati li troviamo in molti ortaggi e verdura a foglia verde: fanno parte della loro naturale composizione. Ma questi vegetali hanno anche la vitamina C, la quale impedisce che i nitrati diventino cancerogeni per noi consumatori. Li troviamo anche nei salumi, come conservante antimicrobico per prevenire lo sviluppo del clostridium botulinum, ma anche per accentuare e mantenere il colore rosso vivo della carne rendendola più “invitante”. Le acque minerali naturali possono avere un valore massimo di nitrati pari a 45 mg/l oppure di 10 mg/l se destinate all’infanzia. Questa differenziazione si ha perché nei bambini piccoli i nitrati vengono convertiti in nitriti, i quali trasformano l’emoglobina presente nei globuli rossi in metaemoglobina incapace di legarsi all’ossigeno. Questa forma acuta di anemia (definita metaemoglobinemia o sindrome del bambino blu) può essere fatale se non è curata in tempo. Negli adulti i nitrati si trasformano sempre in nitriti, reagiscono con ammine presenti nello stomaco e nell’intestino formando le nitrosammine che sono sostanze cancerogene. A ogni modo è buona precauzione scegliere le acque minerale naturali con il valore dei nitrati il più basso possibile: più è vicino allo zero meglio è per evitare spiacevoli effetti sommatori derivanti dall’alimentazione».
Il sodio è un valore importante e di riferimento?
«Nei supermarket mi capita spesso di vedere signore che stanno tanto tempo a osservare le etichette delle acque minerali per evitare il famigerato sodio (Na). Questo elemento, nell’immaginario collettivo, è visto come un problema, una sorta di nemico da evitare. Poi osservando il carrello della spesa di queste signore si vedono olive in salamoia, salumi, confezioni di patatine fritte, ovvero vere e proprie “bombe di sodio”».
Ma il sale (NaCl) non è pericoloso?
«È, in realtà, importantissimo per tutta una serie di processi biochimici e fisiologici, che permettono, per esempio, il mantenimento della pressione osmotica dei liquidi corporei, entra nei meccanismi di regolazione dell’eccitabilità neuromuscolare permettendo la contrazione muscolare: è sbagliato demonizzarlo a meno che si abbia un serio problema cardiocircolatorio».
C’è qualche elemento presente nelle acque che può essere importante?
«Il calcio. Nell’acqua è biodisponibile, quindi è direttamente assimilabile. Il calcio è presente anche nei formaggi, ma spesso accompagnato da abbondanti dosi di grassi saturi».
Meglio oligominerale o medio minerale?
«Dipende dallo stato di salute e dalle proprie esigenze. Se si hanno problemi di ritenzione o calcoli, meglio un’acqua minimamente mineralizzata, quindi con un residuo fisso inferiore a 50 milligrammi per litro. Le acque oligominerali, quelle tra 50 e 500 mg/l, vanno bene per le persone normali, cioè senza particolari esigenze, infatti sono le più vendute. Le medio minerali vanno da 500 a 1500 mg/l, poi ci sono quelle ricche di sali minerali, oltre 1500 mg/l, di norma consigliate per gli sportivi e per chi svolge lavori che determinano intense sudorazioni. Faccio un esempio: io d’estate uso come integratore salino un tipo particolare di acqua minerale naturale che è ipermineralizzata (residuo fisso superiore ai 2000 mg/l); d’inverno utilizzo, invece, altri tipi di acque, spesso oligominerali. Insomma l’acqua va tarata in base alle diverse esigenze personali (attività fisica, clima, stato di salute, eccetera)».
Meglio con ph acido (inferiore a 7) o alcalino (superiore a 7)?
«Conosco le teorie sull’acqua alcalina, ma non le abbraccio. Che senso ha bere acqua alcalina se poi si mangiano alimenti acidificanti come l’ananas, le noccioline, i vegetali in scatola o surgelati? Personalmente è una questione di gusto».
Se si lasciano pile di acque minerali all’aperto, magari al sole, in quegli spiazzi retrostanti ai supermercati, che cosa può succedere?
«Quando mi capita di vedere una tale situazione chiamo subito i Nas, in quanto l’esposizione dell’acqua minerale naturale a fonti di calore (come la luce diretta del sole, specialmente d’estate) è un reato e come tale va perseguito. Quando mi chiedono se è più sicura l’acqua potabile o quella minerale rispondo sempre “dipende”. L’acqua potabile viene condottata, quindi c’è il rischio che possa succedere qualcosa lungo il percorso che questa fa. Non a caso, in uscita dai potabilizzatori, e certe volte anche durante il condottamento, si aggiunge il cloro (il cosiddetto cloro residuo attivo o cloro di copertura, circa 0,2 mg/l) con l’obiettivo di evitare la ricrescita batterica e la formazione del biofilm durante il trasporto. Se aprendo il rubinetto si sente l’odore del cloro, lo interpreto, pertanto, come un segnale positivo: essendo presente, vuol dire che non si è consumato nella disinfezione di microrganismi eventualmente presenti nelle condotte. Quando non avverto, invece il suo odore, evito di consumare quell’acqua potabile. La gente fa l’opposto! Le acque minerali non sono soggette ad aggressioni esterne e questo è sicuramente un vantaggio. Ma se nel trasporto, la conservazione e lo stoccaggio vengono lasciate ad alte temperature o, peggio, sottoposte a radiazioni solari, il Pet (il costituente di circa il 76 per cento delle bottiglie di acqua minerale naturale) può cedere il bisfenolo A. Questo è un interferente endocrino, cioè una sostanza in grado di interagire con il nostro sistema ormonale, e può alterare il sistema immunitario, la funzione tiroidea e avere effetti negativi soprattutto sui bambini. Se non si vuole correre questo rischio, è meglio scegliere il vetro. La dicitura “batteriologicamente pura” non significa che non ci siano microrganismi nell’acqua, ma che non ce ne sono di patogeni per l’uomo. Se l’acqua è però sottoposta a calore, alcuni microrganismi ambientali eventualmente presenti, potrebbero moltiplicarsi e diventare opportunisti».
I controlli ogni cinque anni per le acque minerali, in occasione del rinnovo dell’etichetta, sono sufficienti?
«Le acque minerali hanno un controllo doppio, uno interno aziendale, che è costante e l’altro effettuato dagli organi di controllo. Quello dei cinque anni è solo per l’etichetta. Le Asl, se vogliono, possono fare un controllo anche quotidiano».
Rispetto agli altri Paesi europei qual è il livello delle nostre acque?
«Siamo tra i maggiori consumatori al mondo, in Italia ci sono oltre 300 marchi e circa 170 stabilimenti. Questo perché la maggior parte degli italiani pensa che quella potabile non sia igienicamente sicura e di qualità inferiore alle acque minerali. Ma non è vero. La vera differenza consiste nel fatto che con l’acqua minerale si possono fare delle scelte: oligominerale oppure minimamente mineralizzata, povera di sodio oppure calcica, per fare degli esempi».
In generale il livello di sicurezza potrebbe essere migliorato?
«Sarebbe meglio che alcuni parametri, come l’arsenico e i nitrati, fossero obbligatori in etichetta. Ma è anche vero che sono molto volubili nel tempo. Dunque, implicherebbe il cambiamento periodico delle etichette. Nelle acque non deve essere presente una serie di sostanze (fitofarmaci, ma non solo). E su questo possiamo stare tranquilli, in quanto l’Italia è uno dei Paesi che fa il maggior numero di controlli. Un dossier dell’Ispra sui pesticidi nelle acque superficiali e sotterranee ha evidenziato i dati del 2011-2012: le 175 sostanze rilevanti sono ridimensionate rispetto agli anni precedenti. Questo nonostante in agricoltura vengano utilizzate centinaia di sostanze diverse e vendute circa 134mila tonnellate di prodotti fitosanitari (2012). Unica cosa che mi preoccupa è il potenziale “effetto cocktail” (simultanea presenza di differenti sostanze chimiche) che si potrebbe verificare nelle falde acquifere da cui si attingono le acque minerali naturali e le acque potabili».







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